Giovanni Battista Furlan

Ingegneria e sviluppo del territorio

Giovanni Battista Furlan

Una speranza per un Paese fragile: la lezione dei giovani volontari

Scritto il 16 novembre 2011 da Giovanni Battista Furlan

È stata una piacevole sorpresa vedere, tra tanta distruzione e dolore, tanti ragazzi, arrivati da ogni parte d’Italia con pale, guanti e secchi, aiutare i genovesi a ripulire abitazioni e negozi dal fango e dall’acqua.
Viviamo in un Paese fragile e disastrato che ha bisogno di buone pratiche per dimostrare di essere migliore di quello che appare.
Abbiamo bisogno di esempi imitabili in ogni campo e settore perché la crisi mette in discussione tutto, e il concetto di servizio agli altri è come un testimone da passare di mano in mano.

Si dice che la grande sfida di questo secolo è assicurare a ogni essere umano una vita decente, salvaguardando il più possibile ciò che resta del mondo vivente. I giovani l’hanno capito, e ce lo stanno dicendo con i fatti. Bisogna riconquistare credibilità e fiducia in un Paese che ne ha persa troppa.
Bisogna reagire al disfattismo con un progetto, una proposta, un atto concreto. I volontari che si rimboccano le maniche sulle strade di Genova e delle Cinque Terre restituiscono un po’ di dignità a un Paese da salvare al più presto.

Non diremo mai abbastanza grazie a chi si impegna per il bene del proprio Paese e ci mette fatica, tempo e faccia, ai giovani che non hanno esitato a sporcarsi le mani. Solo quando ci si scontra con la realtà del disagio, della sofferenza, dell’emergenza o del dolore, si capisce il valore straordinario del volontariato: quasi sei milioni di persone in Italia che garantiscono il funzionamento di tanti beni comuni, dall’ambiente alla cultura, alla sanità.

Non dimenticheranno questa esperienza i ragazzi di Genova e noi non dimenticheremo il loro impegno, come è accaduto per altre generazioni e per altre alluvioni.

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